Il matrimonio: la fotografia abita lì

A cura di Mosè Franchi per
Photo Professional Canon Edition


Photo Professional Canon Edition Antonio Fascicolo matrimonioIntervista a cura di Mosè Franchi per la rivista Photo Professional Canon Edition Marzo 2014.

Ci sono luoghi comuni che ci accompagnano per una vita, senza che nessuno provi a scalfirli: almeno per capire. Ci stiamo riferendo alla fotografia di Matrimonio: troppo spessa collegata all’usuale, al ripetitivo, allo scontato. Una simile visione si è generata in anni di album “celebrativi”, esposti in negozietti di provincia e per questo inesplorabili, quasi non toccabili da chi non fosse stato partecipe dell’evento.

Lo scorrere le immagini di Antonio Fascicolo (professionista e matrimonialista) ci ha comunque fatto riflettere. Ci sono piaciute, molto; questo al di là del significato intrinseco: cioè che si trattasse appunto di fotografie per raccontare e ricordare un giorno speciale.
Già, un giorno speciale: non è forse anche quella una chiave di lettura? La fotografia che l’accompagna non potrebbe essere definita “sociale”? Sì? No? Oppure forse? Rivedendo le immagini di Antonio ci viene da rispondere: “Dipende”. Perché se nel Matrimonio si cerca solo l’estetica, torniamo ai famosi negozietti di prima; se viceversa vengono messe in moto sensibilità e cultura, si costringe il soggetto a scoprirsi, a manifestarsi, ad esprimere un volto non convenzionale.
Molto banalmente, la fotografia in generale diventa interessante quando ci presenta qualcosa che è al di là del noto: nei contenuti, nelle espressioni, anche nelle pose. Ad esempio, cosa rende distinguibile una foto di moda? Oltre alle bellezze, le ambientazioni non usuali (a volte distoniche con gli abiti): e poi le pose che non troveresti mai, almeno nel comun vivere. Matrimonio e moda sono la stessa cosa? Anche qui: dipende; perché in ballo c’è la creatività di chi scatta.
E allora? Se la fotografia ai fiori d’arancio fosse vera fotografia? Il merito di Antonio Fascicolo sta proprio qui: lui è un professionista fotografo a tutto tondo. Non lo invitiamo certo ad uscire dalla sua sfera operativa, ma crediamo si troverebbe a suo agio anche nel reportage o nel fashion, proprio per i meriti che possiede.


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Torniamo a prima: il Matrimonio può essere una chiave di lettura del nostro vivere? Con Antonio, sì: perché lui entra nell’evento, ne è complice e partecipe; addirittura responsabile. Del resto, se andassimo ad aprire i cassetti dei nostri genitori, troveremmo la nostra storia, legata però dall’enfasi dei momenti, dalla loro emozionalità. Antonio si concentra su un giorno, forse su quello più importante. Il suo lavoro, però, sta producendo la storia della sua comunità. E qui il cerchio si chiude: perché tanti racconti di pochi diventeranno col tempo quello di molti.
Di Antonio Fascicolo scopriremo tante particolarità, ma ha regalato agli sposi la fotografia più vera e lì sta il merito più grande.

Antonio, quando inizi a fotografare?
Nel’79, già come fotografo di matrimonio. Ne è seguito un periodo nel quale ho girato l’Italia, sempre con la fotografia tra le mani (still life e ritratto); poi eccomi ancora qui, con un nuovo studio: questa volta a Santo Spirito (Bari) (siamo nel 1988).

Cos’era cambiato quegli anni?
Sicuramente il taglio dell’esercizio: qui a Santo Spirito (Bari), più alto. Sono stati eliminati anche tutti i fattori di disturbo, per cui adesso non vivo in un negozio di fotografia ma mostro alla Clientela la mia vera specializzazione. Tieni conto che ho dedicato tre anni di lavoro nello studio della fotografia del mio territorio: coniugando passione professione. Ho anche cercato di capire il mercato, che poi ha incontrato il mio gusto. Alcuni mi hanno definito “metropolitano”, ma dietro c’è una storia: la vicinanza con la gente. Tutti i concetti che ti sto esprimendo li ho portati a Valenzia ed a Lisbona, in un meeting internazionale, con un intervento dal titolo: “Personalità e Contemporaneità: la fotografia di matrimonio”. Le foto a contenuto estetico sono tante, le puoi trovare ovunque: le mie vanno oltre, perché in più c’è il sentimento.

Perche hai iniziato a fotografare?
Sono un figlio d’arte: anche nella mia famiglia si occupavano di fotografia. Mi hanno messo la macchina al collo (come a Miles Davis la tromba), esortandomi a partire. Mi sono trovato subito a mio agio e dal quel momento ho cercato la novità, l’evoluzione del “vedere fotografico”.

Era nata la passione?
E’ la prima cosa: fortunatamente per me corre al fianco della professione.

Perché il matrimonio?
Alcuni colleghi mi classificano come “sociale”, nel genere intendo. Di vero c’è che a me piace stare con la gente e quindi raccontare un matrimonio.

E’ necessario raccontare un matrimonio?
E’ indispensabile. Tutti fanno foto estetiche, soprattutto dopo la Chiesa: io mi propongo come “testimone del matrimonio”, perché racconto quel giorno. Dopo, a seconda del feeling con la coppia, passo alla creatività. Per non farli sentire imbarazzati li porto nel centro urbano: che non è il solito luogo, quello classico degli scatto di matrimonio.

Il racconto parla quasi di trama …
Esattamente: io definisco il racconto proprio come la trama di un libro: dopo è il “come” a vincere, fatto di immagini emozionali, forti, diverse dalla norma.

Qual è la qualità fondamentale del fotografo di matrimonio?
La qualità della persona. Gli sposi fanno riferimento ad una figura che deve confrontarsi nel matrimonio, nella cerimonia. Non posso essere ostile o riottoso. Quando ci si trova dentro la scena, occorre esserne partecipi: documentando tutto in maniera unica.

Il fotografo deve essere una persona di qualità: anche nel senso della fiducia?
Sì, soprattutto. Gli sposi mi prendono come punto di riferimento e vogliono essere guidati. Io, dal canto mio, mi faccio coinvolgere appieno, implicandomi in maniera totale. Come ti ho già detto, ho fatto un intervento in un meeting a Valenzia. Dopo la mia presentazione, la platea si è alzata in piedi per applaudirmi. Una persona anziana mi ha anche detto che intende iniziare nuovamente a fare fotografie di matrimonio. Insomma, il mio coinvolgimento è motivante e contagioso.

Mi rendo conto di porre domande banali, ma una certa cultura ha sempre trattato in maniera marginale la foto di cerimonia: questo perché usuale, standard, tipica di certi negozi di provincia. Pensare che quel giorno è unico: dove puoi solo influire, perché avverrebbe anche senza di te.
Giusto, il che vuol dire che occorre anche una grande abilità. Tutti gli altri professionisti (soprattutto gli specializzati) possiedono una conoscenza limitata. Scattare matrimoni vuol dire occuparsi anche di stil life, di architettura, reportage e ritratto …

Del resto tu non scegli né i soggetti, tantomeno l’abbigliamento …
Sì e neanche l’ora, il giorno, le condizioni atmosferiche. Comunque, grazie allo scatto con le spose si possono fare miracoli. Quel giorno loro sono molto belle e truccate alla perfezione. Il fotografo dovrebbe esaltare tutti gli elementi positivi, togliendo quanto non necessario (come faccio abitualmente), cioè le cose che possono disturbare.

Certo che in un matrimonio c’è molto da ritrarre: in ambito personaggi, ma anche accadimenti …
Il matrimonio è uno dei capitoli della vita: occorre conferirgli la giusta importanza. Del resto ogni cerimonia è unica, differente rispetto ad un’altra.

E’ un giorno di grandi scelte: sia a monte, ma anche a valle. Forse è l’unico nel quale possiamo muovere diverse leve.
Il ricordo poi è sostanziale.

Fotografia come passione: anche (e forse di più) nel matrimonio. Hai avuto degli elementi ispiratori?
A me è sempre piaciuto lavorare in sala di posa. Mi reputo anche un bravo ritrattista, perché cerco la bellezza interiore. Ero affezionato a Berengo Gardin, De Biasi, Toni Thorimbert; anche a Avedon.

Tu vieni dall’analogico?
Non potrebbe essere altrimenti. Ho lavorato anche con Polaroid e sono rimasto male quando ho saputo che non si trovava più quel materiale sensibile.

Rimpianti?
No, perché continuo a scattare con quella mentalità. A quei tempi non ci si poteva permettere il lusso di sbagliare, particolarmente quando si usava il Ciba. Delle volte uso ancora il polarizzatore, come un tempo; e poi non faccio migliaia di scatti, ma solo quelli necessari ad evitare gli occhi chiusi.

Il matrimoni implica delle difficoltà tecniche …
Molte, a tal punto che ho sempre giudicato sconveniente (e riduttivo) il paragone con il mondo amatoriale. Io prendo comunque il meglio: da qui 2 EOS 1Ds Mark II, ottime per affidabilità e raddoppiate perché non deve andare perduto nulla, anche dopo un piccolo inconveniente.

Se parliamo di ottiche, anche qui sorgono delle difficoltà: il corredo deve prevedere da un grandangolo, fino ad un buon tele …
Sì, grandangolo moderato e buon tele rappresenta l’escursione delle ottiche che dobbiamo portarci dietro. Chi viene dall’analogico, comunque, vuole l’ottica fissa: che peraltro ti costringe a spostarti fisicamente. Per degli scatti unici si fa questo ed altro. Una particolarità: uso poco il flash, anche a scapito della qualità finale. Nel matrimonio non voglio distruggere ciò che esiste, che spesso coincide con quanto gli sposi hanno scelto. Se hanno deciso di celebrare le nozze al mattino, o in quella determinata Chiesa, io non debbo rompere le atmosfere. Per concludere l’aspetto tecnico: la post produzione che attuo è veramente modesta: sono un fotografo, non un grafico.

Ritocco come sviluppo, quindi?
Esattamente. I miei scatti sono previsti per la stampa. Sappi che in post non attuo neanche tagli: perché li ho già fatti in macchina.

Quali sono, con precisione, gli obiettivi che ti porti nella borsa?
17 – 35 f/2.8, 28 – 70 f/2.8, 70 – 200 f/2.8, 100 Macro f/2, 85 f/1.2 per il ritratto.

Viene con te un assistente?
Ne ho diversi e cerco (trovandole) persone alle quali piaccia la fotografia. Non scatta, deve solo stare attento alle mie esigenze.

Prima mi parlavi del matrimonio come racconto, quasi paragonabile alla trama di un libro. Se invece lo mettessimo in parallelo con uno spettacolo teatrale, quale personaggio risulterebbe più importante?
Gli sposi, non c’è dubbio: tutto ruota intorno a loro (familiari, amici, parenti).

Dopo tanti anni, chissà quanti aneddoti ti vengono in mente: quante curiosità …
In questo momento non me ne viene in mente nessuna. Tieni conto che il livello è salito, il che elimina le goffaggini: peraltro piuttosto rare, vista la preparazione assidua. Ricordo solo una sposa che, a causa di un errore di lettura, si mise a ridere a crepapelle; non riusciva a fermarsi e contagiò tutta l’assemblea.

Tra le difficoltà vanno ricordati anche gli istanti irripetibili …
E’ vero: il matrimonio, lo abbiamo già detto, non si replica. Noi siamo lì per raccontarne anche l’unicità.

Tu consegni un servizio stampato?
Certo, come una volta …

Con le foto incollate?
Le foto sono inserite nell’album …

Io amo queste cose …
Il mercato chiede anche dell’altro, così come alternativa uso il libro – album. Non cambiano le cose, perché dentro ci sono sempre le mie foto.

Per te che lavori nel matrimonio, qual è il momento più bello: quello più edificante?
Quello della consegna del lavoro, che ormai si è anticipato. A tale proposito, mi chiamano Schumacher: per la consegna, dai due o tre mesi sono passato a meno di un mese. Esistono comunque tante fasi, tanti momenti cui fare riferimento. C’è l’approccio, nel quale occorre ottenere la fiducia della coppia, seguito dalla conferma (tipicamente 20 giorni prima) dove viene pianificata la giornata degli sposi. Da quel momento io entro a far pare delle loro famiglie, e non ci sono i tempi per una conoscenza approfondita (anche qui la fiducia risulta sostanziale). Noi comunque proponiamo un progetto aperto, con all’interno un racconto.

Poi arriva la consegna …
Dove in genere si manifesta la contentezza, accompagnata da qualche lacrima: perché le immagini sono toccanti. In genere mi confermano che quelli spesi con me sono i soldi migliori. Pensare che io non vorrei neanche parlare di denaro …

Ti rendi conto che stai scrivendo la memoria storica del tuo paese?
E’ vero: ed anche straordinario. Ho rivisto dei lavori di quindici anni or sono e mi sono reso di come le cose siano cambiate: tipicamente sul fronte del comportamento personale. Stavo addirittura pensando di produrre un libro “Del Matrimonio”, per come io l’ho interpretato ed anche per come le coppie lo hanno pensato e vissuto.

In tanti anni di carriera, c’è qualche debito “fotografico” col passato?
Non credo.

Ci sono delle foto alle quali sei particolarmente affezionato? Che ti piacciono di più?
Sicuramente. Ma io, sin dagli esordi, ho inteso rivoluzionare il modo di fare fotografia: desideravo cioè usare una grande sensibilità. Questo mi ha permesso di riconoscermi in ogni scatto. Io mi vedo in tutte le fotografie che consegno.

Le immagini sono tutte “figlie tue”; ma tu sai, anche nelle migliori famiglie ci sono le predilette …
Vero. In ogni cerimonia viene fuori il fiore all’occhiello: quella che porta la mia firma, la firma dell’autore. Ovviamente stiamo parlando dell’icona di quel giorno.

Vedo un po’ di glamour nelle tue immagini. Come dire: le spose sono molto belle …
Stai quasi anticipando qualcosa, un concetto che prima o poi avrei voluto esprimerti. La sposa non viene ritratta solo in maniera esteticamente corretta: il suo atteggiamento e le sue stesse pose sono inusuali, diversi, non comuni. Naturalmente per raggiungere questi scatti occorre sensibilità, complicità ed anche una creatività sempre viva e vigile. La foto della sposa nella scala di casa sua (vedi sotto) ne è un esempio. Non avevamo a disposizione una bella location, nemmeno uno stabile di prestigio. C’era però la luce, bella, intensa; è bastato che lei alzasse il vestito ed è venuto fuori l’effetto glamour che dicevi tu.

Le foto che seguono esprimono lo stesso concetto.

Qui sopra c’è un po’ di glamour. In parte è dovuto al taglio dell’immagine, ma anche alla luce che sono riuscito a rendere sulle labbra.

B/N o colore: la scelta come avviene?
Avrai notato che le immagini “di racconto” sono solo in B/N, mentre la città è a colori. Il B/N toglie il connotato temporale, il riferimento ad un momento storico.

Nella sezione creativa?
Dipende dai momenti, anche dalle luci.

Scatti sempre a colori, comunque?
Certamente: fare il contrario vorrebbe dire togliersi delle opportunità.

Il ritocco lo fai da te?
Sì, ma il minimo indispensabile. Tutto viene dallo scatto, che poi è il mio modo di pensare la fotografia.

Scatti anche per te stesso?
Qualcosa sì. Per esempio, alla fine dello scorso anno, ho fatto un reportage negli USA, e precisamente a New York, ed uno in Cina. Proprio quest’ultimo, è stato esposto nel corso dell’ultima edizione della convention internazionale di Orvieto Fotografia.

Hai fato CO?* 
Sì, all’inizio. Sono partito da lì, poi mi sono aperto alla luce. (*camera oscura)

Se potessi farti un augurio da solo, cosa ti diresti?
Mi ritengo fortunato. Dopo tanti anni di carriera, credo sia arrivato il momento giusto, quello naturale delle cose. Cosa chiedere di più?

Pensavo volessi ritrarre una coppia famosa …
C’è un piccolo progetto nel cassetto. Se ci penso bene, penso non ci sia molto di più da dire sul Matrimonio: almeno a livello fotografico. Credo anche di aver dato il mio contributo nei termini dell’originalità, intervenendo su una combinazione di fattori. Vorrei andare all’estero, questo sì; ma non per ritrarre personaggi famosi, quanto per alzare ancora di più il livello. Mi sono affacciato alcune volte al di fuori dei confini (Austria e Germania, ad esempio) e ho visto che il mio lavoro è stato apprezzato molto. Di personaggi noti ne ho incontrati: calciatori, politici; ma non era quello ciò che cercavo. C’è un tema culturale, a monte di tutto, anche un pensiero nuovo da capire che fuori è diverso da qui. Io andrò la per farlo.

Grazie a Antonio Fascicolo per il tempo e le immagini (splendide) che ci ha voluto dedicare.

Il matrimonio: la fotografia abita lì – Antonio Fascicolo fotografo matrimonio Bari per Photo Professional Canon Edition Marzo 2014
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